lunedì 15 maggio 2017

Uno spot





Incontrare una fanciulla legata, in uno spot, è sempre una piacevole sorpresa. Specialmente quando c'è l'ironia ad alleggerire i toni. Lo so, questo spot di Zalando non è recente, ma prima non avevo un blog in cui poter esprimere il mio apprezzamento. 

Katie, nascita e sviluppo (3)

Come ho già detto, quando ho iniziato a scrivere Katie avevo introdotto quattro pistoleri,  ma in breve mi resi conto che erano troppi. Non volevo barare tornando sui miei passi e riducendo il numero di costoro. Ormai erano quattro, sarebbero rimasti quattro. In qualche modo li avrei adoperati, anche se il fardello era ingombrante.

Io non ho nulla in contrario al personaggio maschile nella storia; semmai mi secca inserirlo nell'illustrazione. Sono di quelli che, in una immagine bondage o in un fumetto, ma anche in un filmato, preferiscono non trovarvi la presenza maschile, né in forma attiva né (meno che mai!) in quella passiva. In alcuni sviluppi poi scartati, Tiny finiva legato a sua volta, ma poi mi dicevo che non era ciò che io avrei voluto leggere. Per i lettori di storie bondage di impronta etero è un po' come imbattersi in un bacio tra due uomini nel bel mezzo di un film porno: la poesia si dissolve all'istante. A meno, naturalmente, di non avere tendenze un poco switch, e quindi il personaggio maschile eventualmente legato ha lo scopo di far immedesimare lo stesso lettore. Sia come sia, per me il bondage è essenzialmente femminile.

Nei vari romanzi western che ho letto, ho incontrato con piacere le (pochissime, purtroppo) donne legate, ma ho accolto con un certo fastidio le stesse scene applicate agli uomini. Semplicemente il bondage maschile non mi interessa.

Decisi quindi per una sosta presso una cittadina chiamata Panamint City, cittadina realmente esistita ed oggi meta turistica come città fantasma. La città fu distrutta da una alluvione nell'estate del 1876. Mi pareva uno spunto interessante. Se hai troppi personaggi, niente di meglio di una esplosione. O un'alluvione. Per questo nell'episodio 15, mentre la povera Katie sente le forze venire meno, fuori dalla miniera impazza un prodigioso temporale. Me la sono figurata così, io, la distruzione di Panamint City. Per ora non sappiamo se Virgil e i suoi siano periti nel disastro o se si siano salvati. Sappiamo solo che non sono più tornati a recuperare il bottino, condannando Katie ad una fine ingloriosa.

L'estate scorsa buttai giù una bozza dell'incontro tra Katie ed Emma, ma di fatto avevo già smesso di disegnare Katie per inseguire qualche altra chimera delle mie. Già in quella bozza esisteva anche Frank, ma non il cane. Il cane mi è venuto in mente mesi dopo, leggendo "Hondo" di Louis L'Amour e poi vedendo il film con John Wayne. Gli ho lasciato anche il nome che il cane ha nel libro: Sam (nel film mi pare che il cane si chiami Bill). Avevo abbozzato il capitolo, quindi. Avrei mandato a riposto Virgil e i suoi ingombranti compari e avrei introdotto quella che speravo essere una carismatica figura femminile. Ovviamente c'era la questione del bottino.

L'idea iniziale era che Emma e Frank torturassero Katie per farsi dire dov'erano nascosti i soldi, avrei disegnato qualche illustrazione un po' più forte. Poi la cosa mi parve forzata. Del resto, chi infierirebbe su una ragazza digiuna da giorni? Inoltre Emma era troppo intelligente per credere che i banditi potessero aver rivelato il nascondiglio alla loro prigioniera. Quindi la storia è andata così, Emma avrebbe solo fatto l'ultimo tentativo di "spaventare" Katie, ma poi non sarebbe stata tanto sciocca da procedere alla tortura. Quel capitolo mi ha però fornito l'occasione di raccontare di quella volta che Katie aveva visto frustare una indiana, scoprendo suo malgrado quanto torbide fossero le profondità del suo animo.

In questi mesi, mentre ero lì che mi rigiravo l'idea di riprendere in mano la storia di Katie (ferma al temporale nell'episodio 15), avrò recuperato e scartato l'idea di Emma e Frank almeno una dozzina di volte. Ero incerto su come proseguire. Da un lato volevo chiudere il cerchio con Virgil e i suoi, dall'altro volevo una forte spiegazione della loro criminale assenza a causa della quale la povera Katie stava per lasciarci le piume. Poi ho visto il remake de "I magnifici sette", e la figura di Emma Cullen, interpretata da Haley Bennet, mi ha convinto a tornare all'idea iniziale. Bella, ruspante, coraggiosa, femmina al 100%.



E poi quel suo vestito mi faceva impazzire, così western e così sexy, volevo disegnare anche io un personaggio vestito in quel modo, con la gonna lunga e il cinturone con la fondina davanti, e sopratutto con quella scollatura piena di chiaroscuro e resa lucida dal sudore.

Tuttavia, mentre ci lavoravo su, della bella Haley sono rimasti solo il corpo ed il vestito (e la scollatura), mentre il volto è tornato ad essere quello che sin dal principio avevo visualizzato per lei: quello di Olivia Wilde...




...ma coi capelli neri.

Nel momento in cui scrivo ho già pronti tre capitoli ulteriori che vedono Katie alle prese con Emma e il suo sordido compare. Non so ancora bene cosa succederà, se Virgil e i suoi torneranno oppure no. Intanto Katie è ancora prigioniera, ancora legata, ancora tormentata da un destino incerto.

E poi c'è Vera Cain, naturalmente, che rimasta a Tucson spera nella scomparsa della sua detestata figliastra. Insomma a farla breve, c'è ancora un bel po' di lavoro da fare. Non so se ce la farò a tener in piedi il tutto fino alla fine. Staremo a vedere.





Katie, nascita e sviluppo (2)

Se un racconto western è fatto di pochi ingredienti, un racconto bondage ne ha ancora meno. Anche se avevo finito per appassionarmi al genere letterario western dopo aver mandato giù un bel po' di letteratura western, dal Elmore Leonard a Cormac McCarthy, da Loius L'amour a Gordon Shirreffs senza trascurare il nostrano Emilio Salgari, avevo finito per concludere che il selvaggio west non sarebbe mai pienamente entrato nelle vicende della mia Katie, limitandosi a fornire una cornice abbozzata e semplificata alle disavventure della nostra eroina.

Gli appassionati del genere bondage sono più interessati a sapere come sia stato confezionato un bavaglio, e quanto inutili siano i tentativi di liberarsi dai legacci. A noi nerd del bondage piace leggere di corde strette sul corpo che affondano nella carne, di ore trascorse in vincoli in attesa di qualcosa; ci piace anche pensare che alla nostra eroina la situazione dispiaccia, ma solo fino ad un certo punto. Si tratta di presupposti che richiedono una certa sospensione dell'incredulità, perché la realtà è assai meno romantica, e nessuno, al di fuori del proprio immaginario, vorrebbe mai vivere o far vivere una situazione così angosciante e violenta. D'altra parte avevo già dato abbastanza al mondo del bondage consensuale, fatto di comode camere da letto, legature erotiche, carezze e orgasmi. Volevo andare un poco oltre, e calare i personaggi in situazione di pericolo più o meno credibile. Avevo anche bisogno di seplificare alcuni passaggi, perché non ero abbastanza documentato per sapere con assoluta certezza se, per esempio, fosse possibile, in Arizona, dormire sopra una coperta senza patire il freddo. Ed è scontato che nessun essere umano può sopportare legature come quelle proposte nelle mie illustrazioni per più di un certo numero di ore, se non addirittura minuti. L'appassionato del bondage ama pensare che non ci sia una circolazione sanguigna da tenere a bada, oppure i crampi che minacciano di rendere l'esperienza un incubo. L'unico luogo in cui è possibile che Katie resti legata per tutta la notte senza accusare altro se non un sopportabile disagio, è il mondo dell'immaginazione. La qual cosa mi è anche congeniale, perché io sono sempre stato un bondager molto poco incline a mettere in pratica le fantasie.

Inoltre non volevo che il mio lettore saltasse interi paragrafi di descrizione di paesaggi desolati, solo per scegliere i passaggi più sapidi, un po' come quando nei film porno si manda avanti veloce una sequenza noiosa per arrivare al dunque. E d'altra parte, proprio il contesto avrebbe fornito, a mio avviso la giusta carica emotiva alle storie. Per come la vedo io, il bondage "letterario" ha bisogno di una storia, di un prima e di un dopo. Una illustrazione con una bella ragazza legata può essere bella da vedere, ma se ci si ricama un poco interno spiegando com'è finita in quella situazione e cosa le sta passando per la testa, ecco che l'illustrazione diventa qualche cosa di più. E risulta, almeno per me, ancora più eccitante.

E fondamentalmente la mia storia era una storia di crescita: la piccola Katie, fanciulla viziata e timorata di Dio, cresciuta in ambienti protetti come il ranch di famiglia e poi il collegio, non aveva mai realmente preso contatto con i propri turbamenti sessuali, reprimendoli proprio in virtù della sua forte educazione religiosa. Finiva suo malgrado per scoprirli quasi di colpo nell'attrazione funesta per il bel bandito che la minacciava; in seguito Katie avrebbe scoperto un poco alla volta, nel corso della sua prigionia, la propria inconfessabile natura masochista, senza tuttavia riuscire a spiegarsi a pieno la sua paura/attrazione per la frusta, l'abuso o le percosse. Intimamente Katie gode della sua condizione di prigioniera, ma non ha gli strumenti per decodificare questo suo piacere, lo fraintende e ciò la confonde. Arde di desiderio per Virgil, ma questo desiderio la fa sentire in colpa con sé stessa, e finisce per convincersi che l'essere stata rapita e tenuta alla corda per settimane, sia una sorta di castigo divino  al quale, di buon grado, non si sottrae. 

Nel diciottesimo episodio veniamo a sapere che Katie da giovane ha assistito ad una fustigazione pubblica ai danni di una ragazza indiana, e che quello spettacolo cruento le ha causato per molte notti un turbamento ambiguo e colpevole. A toglierle il sonno era soprattutto l'immaginare sé stessa al posto della squaw, nuda ed esposta al pubblico e il fatto che tale pensiero la eccitasse senza che lei osasse darsi sollievo. Non è una caso che, dopo il suo primo e malriuscito tentativo di fuga (episodio 4), Katie tema d'essere punita proprio con la frusta. Il pensiero di quel terribile strumento non l'ha mai più abbandonata, riposto in un angolino segreto del suo cuore. 

giovedì 11 maggio 2017

Katie, nascita e sviluppo

Il personaggio di Katie Evans, l'accattivante, burrosa e indifesa protagonista in trouble che fa bella mostra di sé nelle mie storie, è di mia invenzione, naturalmente, ma nel contempo si basa su una ispirazione molto importante, o per meglio dire un personaggio nato altrove.  


Sullo speciale Tex intitolato "Le iene di Lamont", splendidamente illustrato da Ernesto Garcìa Seijas, i nostri pards, nel corso di una indagine, incontrano una giovane e graziosa ereditiera, aiutandola ad uscire dall'inghippo che la perfida matrigna le ha tessuto attorno. Chiuso il volumone, l'innocente Katie Evans, morbidamente tratteggiata dal maestro argentino mi era rimasta nel cuore: pulita come un giglio la trovavo perfetta per il ruolo di damsel in distress, anche se, nella storia di Tex, il suo ruolo non era propriamente questo.   


Tavola di E. G. Seijas - Le Iene di Lamont - Tex speciale n. 26 - SBE

Da alcuni mesi avevo ripreso a disegnare (dopo anni) alcune bamboline in bondage, divertendomi a scrivere una storiella per ogni illustrazione. L'idea di partenza era di usare personaggi diversi in ogni illustrazioni, tante piccole storie un poco ironiche, un poco piccanti e via dicendo.

Mentre mi divertivo a disegnare una delle mie bamboline, provandole addosso vari capi d'abbigliamento (è una delle fasi che preferisco) decisi senza alcuna ragione particolare di dare a costei nome e fattezze della bella Katie, più o meno, nei limiti delle mie capacità, provando a calarmi nell'atmosfera del selvaggio west così come ci è stata tramandata dal mito. Il tentativo era del tutto fine a sé stesso, avrei disegnato una sola bambolina in chiave western, vale a dire stivaletti e fazzoletto al collo, avrei inventato una storiella adeguata, poi sarei passato ad altro. 




Con ancora molte incertezze stilistiche, fu questa la mia prima interpretazione di Katie. Non so dire quanto avesse in comune con quella di Tex, ma a quel punto poco importava. L'omonimia sarebbe stata un piccolo omaggio. Le feci indossare stivali e gonna lunga, e ovviamente una camicia rigorosamente maschile. Forse l'abbigliamento non era storicamente attendibile, lo sanno tutti che le donne, nel west, avevano più di una sottogonna e lunghi mutandoni, ma essendo, la mia solo una innocua illustrazione senza futuro, decisi che poteva andare bene anche così. 

Scrissi la storia, voi potete leggerla comodamente qui

Per la verità ne scrissi molte versioni, oltre alla prima; la sostanza non cambiava, solo la forma rappresentava ai miei occhi un problema: volevo un linguaggio asciutto e spedito, ma non volevo sacrificare il lato introspettivo e vagamente romantico. Io sapevo cosa era passato nella testa della mia Katie mentre i manigoldi puntavano le armi. Intendevo darne una idea anche al mio lettore, ma senza strafare. Feci molto prove di riscrittura, prima di essere soddisfatto. Su una cosa ero certo: Katie si sarebbe consegnata ai rapitori di sua spontanea volontà.

Pubblicai il disegno e la storia su DeviantArt, e fu lì che la cosa prese una piega diversa.

La storia piaceva, la ragazza piaceva, il disegno pure. Mi fu chiesto se intendessi dare un seguito alla vicenda, e io dissi che non se ne parlava o qualcosa del genere, ma prima che me accorgessi stavo già elaborando nella mente il secondo capitolo, e anche il terzo cominciava, mio malgrado, a prender forma.

Nel momento in cui scrivo questi appunti, siamo arrivati a 18 capitoli, e alla povera Katie è successo quasi di tutto. Tranne essere violentata. Sarò all'antica, ma un conto è una fanciulla in pericolo elegantemente avvinta dai legacci, altro conto è lo stupro. Che siano capitati proprio a Katie gli unici quattro banditi galantuomini? Può darsi, ma così vanno le cose, in questo mondo inventato, e vedremo di adattarci.  

Dovendo disegnare il secondo capitolo, e avendo per grandi linee abbozzato anche il terzo, decisi che non potevo procedere alla cieca. Se il personaggio è fisso, bisogna innanzitutto che da una illustrazione ad un'altra somigli a sé stesso. Sembra scontato, ma io non sono un professionista, e la somiglianza di un personaggio da una vignetta ad un altra mi ha sempre causato problemi. Questo problema si può in parte correggere scegliendo un riferimento sicuro. Una attrice, ad esempio, in modo da avere a disposizione un vasto campionario di pose ed espressioni.

Io scelsi Kelsie Chambers, adorabile modella dei tempi di BedroomBongage e HarmonyConcepts, uno dei primi volti che conobbi muovendo i primi passi nel bondage su internet.




Avevo sempre trovato adorabili quei suoi occhioni, perfetti su ogni tipo di bavaglio. Oltre a piacermi, mi sembrava anche la giusta via di mezzo tra la Katie originale di Seijas e la mia versione personalizzata, già fissata nella prima illustrazione. 
Ho frugato nei miei archivi alla ricerca di tutte le foto che avevo di Kelsie, e altre ne ho cercate su internet, fino a quando non ho creduto di avere abbastanza pose ed angolazioni da non potermi più sbagliare. 

Dopo aver pubblicato il secondo capitolo cominciò la mia mania per il west, perché mi rendevo conto di non avere mai letto granché di narrativa western. Amavo i film di Sergio Leone, ma la mia cultura western si limitava a quelli e ai fumetti di Tex. Avevo bisogno di sapere come si scriveva il western, o almeno credevo di averne bisogno, così andai in libreria, ma non trovai molto. Fu comunque un inizio divertente. Per una di quelle coincidenze che ogni tanto capitano, proprio nell'estate del 2016, mentre frugavo ogni bancarella di libri usati alla ricerca di romanzi con cow boy e indiani e praterie, Il corriere della Sera mandò in edicola una collana western! Ci credereste? Proprio quello di cui avevo bisogno. Ma non mi limitai a quello. Avendo una protagonista femminile, avevo bisogno di morbidezza. Cominciai a comprare e leggere anche romanzi tipo Harmony, purché fossero ambientati nel territori dell'ovest, sul finire dell'800.
Naturalmente nelle storie di Katie non potevo usare granché di tutto questo materiale. Le storie di Katie dovevano essere brevi, per non annoiare il lettore o quantomeno annoiarlo il meno possibile. Così come l'illustrazione inquadrava il corpo di Katie a figura intera, su un sfondo appena abbozzato, allo stesso modo le storie si concentravano su di lei, sui suoi palpiti e sospiri, concedendo al contesto solo il minimo indispensabile. Mi andava bene così.

Decisi quindi che DeviantArt non mi bastava. Aprii un blog dedicato a quelle illustrazioni, e prima che me ne rendessi conto la maggior parte delle storie pubblicate riguardava solo Katie! Katie era diventata un piacevole passatempo anche quando non avevo modo di scrivere o disegnare. Se mi annoiavo mentre ero in fila al supermercato, mi bastava pensare ad un qualche possibile sviluppo della storia e il tempo volava. Disegnavo quando potevo, ma dopo aver realizzato il quattordicesimo episodio, in cui Katie viene legata in una miniera abbandonata, mi fermai. Era il momento di fare una pausa. Inoltre avevo altro da fare. E poi era il caso di tirare un poco le somme.

Quando avevo scritto il primo episodio, senza avere idea di arrivare così lontano, avevo introdotto quattro pistoleri. Quattro uomini. Ma i miei fan su DeviantArt smaniavano per leggere di Katie angariata non già da un uomo, ma da un'altra donna! Anche io, a dire il vero, avrei preferito che i manigoldi non fossero così numerosi. Dovevo farli uscire di scena, introdurre un personaggio femminile. Mi fermai a riflettere, trovai l'idea, ne presi nota, ma mi fermai. Katie è rimasta nella galleria solo cinque giorni (nel suo mondo), ma quasi un anno nel mondo del suo autore. Devo rendergliene atto: benché legata, imbavagliata e annoiata, durante quel tempo non si è mai lamentata.

Continuiamo nel prossimo post.


Presentazione

Mi fa uno strano effetto indossare di nuovo i panni di Miles Hendon dopo oltre dieci anni di quasi totale inattività nel campo dell’illustrazione o della narrativa bondage. Alcuni di voi (ormai pochissimi) si ricordano di me e dei miei lavori. Gli altri possono facilmente farsi una idea dando una occhiata ai miei disegni. 
Mi interessa l'illustrazione a carattere bondage, sul genere di John Willie, Franco Saudelli, ma ovviamente non posseggo la loro immortale maestria.


Personalmente apprezzo molto di più le illustrazioni quando queste sono affiancate da un minimo di racconto; per questo accompagnerò ogni immagine con una breve storia, sempre scritta da me. In ogni storia cercherò di essere soprattutto sintetico, quindi non vogliatemene se non mi dilungherò in ardite descrizioni. Le situazione che mi intrigano appartengono ad una versione rivista e corretta della vita quotidiana o ad un certo tipo di fiction: qui non troverete violenza, né trattati sulle pratiche erotiche, né fotografie. Solo disegni e storie, come piace a me. Non è da escludere qualche escursione nel mondo dell'erotismo meno soft, a carattere più esplicito, ma vedremo. Il mio intento personale è quello di ricavarmi uno spazio - in rete e nella vita - in cui tornare a disegnare quello che mi piace, senza limitazioni.


Anche se è scontato, lasciatemi aggiungere che i miei disegni di damigelle in pericolo sono solo omaggi ad una specifica forma d'arte, chiamiamola così trattandosi di me, che ha a che fare più con il mondo dell'immaginazione che con la realtà. Disegni e storie di questo blog non intendono in alcun modo incoraggiare violenza e sopraffazione. Tutto quello che vedrete è finzione, e come tale resta solo un gioco.

Per il resto, ripeto, staremo a vedere come andrà. Un saluto.